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LA CAMERIERA

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view post Posted on 6/2/2010, 19:07           Quote
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Gran Mestro di Piedi

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Avevo invitato a cena a casa mia Elisabetta la prima sera che suo marito e mia moglie erano lontani per lavoro, l’uno a Torino e l’altra a Roma. Per non sapere né leggere né scrivere, tuttavia, avevo informato la mia metà che a casa avrei fatto una cena tra amici, e inoltre ad ora di cena le avevo telefonato all’albergo per augurarle una buona serata. Tutto bene dunque, aveva fatto la doccia e si stava preparando per una cena di lavoro. Ottimo, pensai e mi dedicai agli ultimi ritocchi.

Lisa suonò alla porta esattamente alle 8. Aprii e la feci accomodare. Portava un vestitino scuro di seta leggera e sapevo che sotto portava solo uno dei suoi tanghini microscopici. La accompagnai in salotto e la feci accomodare. Lei accavallò generosamente le gambe e prese il fiato.

"Uffa!" — sbottò. — "Che giornata!"

"Adesso la giornata lasciala fuori e rilassati." — le dissi sorridendo dolcemente. E lei lasciò andare la testa indietro.

Entrò Pina, una mia amica che avevo fatto venire quella sera affinché ci facesse da cameriera funzionale. Era una sorpresa per Elisabetta che non se lo aspettava proprio ed ero curioso di raccogliere le sue reazioni.

"I signori desiderano?"

Pina era completamente nuda, a parte il fiocco candido sui capelli, il grembiulino bianco da cameriera e le scarpette con il tacco a spillo dello stesso colore. Lisa era rimasta a bocca aperta.

"Sì Pina, grazie. Io desidero già." — mi rivolsi maliziosamente alla mia ospite. — "Anche tu desideri?"

"Sì…"- disse guardando la bella cameriera. — "Direi proprio di sì."

"Va bene dello champagne?" — chiede Pina.

"Io no." — rispose Lisa.

"Io sì." — replicai.

Pina si girò mostrando il suo bellissimo sedere rotondo e sparì in cucina movendosi con eleganza.

"Chi è?" — domandò subito Lisa sedendosi vicino a me.

"Una mia amica. L’ho fatta venire a prepararci la cena e a servircela."

"E basta?"

"Possiamo fare di lei quello che vogliamo." — la tranquillizzai.

"Wow!" — tornò a sedersi nella sua poltrona attendendo l’aperitivo.

La cameriera tornò con un vassoio.

"Grazie Pina." — disse mentre io guardavo il culo a Pina che si piegava in avanti per servire all’altra il calice di chardonnay.

Poi si girò verso di me e fece la stessa mossa, dando a Lisa il piacere di poterle scrutare le natiche e ciò che le natiche proteggevano. Io e Lisa ci scambiammo un’occhiata d’intesa, poi lasciammo che lei se ne andasse.

"Cacchio, che culo che ha!" — gridò sottovoce Lisa non appena soli.

La mia amica non è lesbica ma ogni tanto gradisce proprio avere rapporti con altre donne. E questa sembrava proprio di suo gusto.

"Hai visto come le ho fissato il grembiulino alle tette?"

"Non dirmi che…"

"E invece è proprio così… ha ha!" — mi piegai in avanti per farmi sentire anche a bassa voce. — "Le ho passato i due capezzoli con degli aghi da balia."

Lisa strabuzzò un po’ gli occhi per il turbamento, poi si riprese.

"Ha urlato?"

"Sì, ovviamente." — risposi guardandomi immodestamente le unghie della mano destra. - "Però io sono bravo ed ho fatto tutto in pochi secondi."

"E’… E’ una schiava completamente sottomessa, dunque…"

"Sì." — ammisi dopo una lunga sorsata di bollicine. — "L’ho scelta proprio per questo. E perché ha una lingua proporzionata al culo…"

Lisa si versò in bocca gran parte del suo vino.

"Fantastico." — si limitò a dire.

"Vuoi un consiglio?"

"Sfilati le tue mutandine e dammele."

Lei si alzò e, senza mostrarmi troppo, riuscì a raggiungere il bordo dell’indumento intimo e a sfilarselo in un attimo. Me lo porse. Lo annusai. Profumava di Bulgari Blu, come volevo io.

"Grazie." — mi limitai a dire mentre lei si ricomponeva ed io mettevo in tasca il suo tanghino. Lo avrei messo nella mia raccolta. Li distinguo tutti grazie al loro profumo.

Non avevo neanche fatto sparire le mutandine che Pina tornò in salotto.

"Il signore comanda quando vuole che sia servita la cena?"

Mi alzai, dando così tempo a Lisa di guardarle meglio gli aghi di sicurezza che trapassavano i capezzoli della giovane serva. Lisa mi aveva detto più volte che il capezzolo è dolorosissimo a qualsiasi puntura. La lasciai ammirare, poi proseguii.

"Direi che possiamo metterci a tavola. Tu Lisa, hai fame?"

"Che cosa hai preparato?"

"Del salmone selvaggio con olio capperi cipolle e olio, seguito da gamberoni in bella vista. Ti va?"

"Il cibo afrodisiaco è sempre stata la mia passione."

"Lo so."

Io e Lisa ci sedemmo alle estremità della mia tavola da pranzo. Così si usa nelle case aristocratiche, ma stavolta c’era una ragione in più. Avremmo visto per tutta la cena le tette superbe e il culo invitante di Pina che faceva spola tra me e l’altra. Infatti, continuavamo a guardare le sue rotondità e i suoi aghi anche mentre davamo fondo ai nostri piatti. Poi chiamai Pina.

"Sì, signore?"

"Direi che prima di passare al secondo potresti darci un assaggio. Non credi?"

"Certo signore."

"Incomincia dalla ospite."

"Naturalmente, signore."

Si portò a metà della tavola, si inginocchiò e si piegò per potersi infilare sotto la tavola. Lisa mi guardò per domandarmi che cosa stava succedendo. In realtà le sue mutandine me le ero fatte dare fin dall’inizio per una precisa ragione.

Osservai con attenzione le reazioni di Lisa mentre Pina di sotto la tavola e senza farsi vedere le si faceva vicina, le alzava il vestito, le allargava le cosce, vi infilava il viso, le raggiungeva il sesso con la bocca ed iniziava a lavorarla di labbra e lingua. Dapprincipio, pur sempre più eccitata si agitava sulla sedia per ciò che le stava accadendo, ma quando capì che Pina voleva solo farle sesso orale, si rilassò e socchiuse gli occhi come se io non ci fossi.

"Ah… Ahh… Ah… Ahhh…"

Il rapporto stava accadendo ormai solo tra loro due ed io ero semplice ma privilegiato spettatore. Lisa si lasciò andare sempre più in una posizione oscena tale da consentire all’altra di raggiungerla in pieno e di poterla esplorare con la lingua. Ero stato preciso con Pina: doveva farla venire, e nel minor tempo possibile.

Francamente non so che cose le fece più di quello che fa un uomo ad una donna, certo è però che Lisa venne nell’arco di 15-20 secondi al massimo.

"Ahhhh! Ohaaa! Ahooo! Ohaaaaaa! Ah ah ah… Uhhh! Ahhh!"

Era venuta, punto e basta. L’altra continuò ancora per un po’ a lavorarla di lingua, poi si placò e passò a me. Mi abbassò la zip, mi fece sgusciare l’uccello dalle mutande, lo liberò in modo che potesse esprimere la sua erezione, quindi se lo prese in gola ed iniziò a farselo scorrere tra palato e lingua in modo da far venire anche me. In realtà io non volevo venire, ma la lasciai lavorare così anche per dare a Lisa l’impressione che mi sentissi anch’io un privilegiato come lei. Tuttavia preferii non venire e lo spiegati alla mia sottoposta mettendole le dita tra le labbra. Lei capì perché si portò pian piano a succhiare le mie dita, per poi allontanarsi da me. Infine sgusciò di sotto la tavola facendo ballare quel grembiulino così grottescamente fissato alle tette. Sparì in cucina, per tornare dopo un po’ con la seconda portata.

Mentre io e Lisa ci godevamo il sapore dei crostacei innaffiati di freschissimo traminer dell’Alto Adige, Pina si abbassò con eleganza e si infilò nuovamente sotto la tavola. Stavolta Lisa non si sorprese ed anzi riuscì a continuare ad usare il forchino ed a succhiare i piccoli crostacei. Dopo qualche minuto, tuttavia, non riuscì più a controllare il piacere che Pina le stava nuovamente provocando con la lingua nel sesso. Interruppe il sorso di vino per gemere e mugolare di piacere.

"Mmuhhhh!" — aveva gli occhi fuori dalla orbite e il suo urlo sembrava proprio il muggito di una vacca o almeno di una manzetta.

"Ahhhhhhhhh! Muuuuhhhh!"

Depose il bicchiere e si lasciò scivolare sulla sedia abbassandosi con il corpo sotto la tavola, quasi che l’altra l’avesse afferrata con i denti per farla sparire sotto. Io osservavo la scena con soddisfatto interesse, gustandomi i gamberoni. Lei venne comunque presto, contrariamente alla propria volontà. Fu più sbracata di prima.

"Ahhhh! Ohaaa! Ahooo! Ohaaaaaa! Ah, ah, ah…, ahhh! Mmuhhhh! Mhhhhhhhhh! Ooooohaaaaaa! Muuuuhhhh! Mmmmmmmuuuuuhhhhhhh!!!"

Stavolta Pina non passò da me e sgusciò di sotto la tavola con discrezione, soddisfatta del proprio lavoro. Si sistemò il grembiulino facendo vibrare le tette e si portò in cucina. Io seguii con lo sguardo le sue natiche che ritmicamente si alzavano ed abbassavano al ritmo dei suoi passi leggiadri. Tornò subito tra noi con il carrello dei dolci.

"I signori desiderano prendere il dessert qui o in salotto?" — domandò, come le avevo prescritto.

"Andiamo in salotto." — le ordinai alzandomi.

Lisa si alzò a fatica, si sistemò alla meglio e mi seguì in salotto. Ora però Pina, anziché servirci il dolce, si mise prima in ginocchio e poi a quattro zampe tra me e Lisa. Presi due piattini dal carrello e li appoggiai sulla schiena nuda della serva.

"Lisa, preferisci zabaione, tiramisù, pannacotta o semifreddo al cioccolato caldo?"

"Segli tu." — rispose. Aveva capito il gioco.

"Panna montata allora."

"Sì, va benissimo." — mi rispose, e si avvicinò all’improvvisato tavolino umano.

Prese il contenitore di panna montata sotto pressione e si riempì la mano. La vidi mettere la mano davanti alla bocca di Pina, come invogliandola a mangiarne. Pina aspettò un attimo, ma poi Lisa gliela spalmò sul viso e la serva iniziò allora a leccarle la panna dalla mano. Lisa dimostrava un’eccitazione incredibile per quella lingua che le passava sulle dita, tanto che volle fare di più.

Cosa sarebbe il sesso, l’erotismo, l’amore… senza un minimo di poesia, di creatività? Lisa era tutto questo. Sfilò un piede dalla scarpetta con tacco, accavallò la gamba, spremette la panna montata sul piedino e lo porse a Pina per farglielo leccare. La serva non perse un attimo, quindi iniziò a leccarle la panna dal piede. Lisa era visibilmente eccitata dalla sensazione della lingua e dal senso di potere malvagio che quella scena le provocava. Quando finì, toccò a me. Estrassi il pene tuttora eretto e lo riempii di panna montata. Quindi indicai a Pina di leccarmi la panna. Lei obbedì, e devo dire che stavolta le sarei venuto volentieri nelle sue fauci ricche di panna montata. Ma preferii procedere alla fase successiva. Ci alzammo.

"Vieni a letto?"- chiesi a Lisa. Poi mi rivolsi alla serva. — "Portaci due armagnac in camera, per favore."

Ci ritirammo in camera da letto, mentre Pina se ne andava in cucina a prendere il liquore.

Lisa si spogliò con una sola mossa ed in breve io le montai sopra e la penetrai faccia a faccia mentre lei intrecciava le caviglie dietro la mia schiena. Ricurvo sulla mia ospite, le scivolai dentro come coltello caldo nel burro. Quando mi sfilai per cambiare posizione, vidi Pina in piedi immobile con il vassoio e i due bicchieri panciuti. Io e Lisa bevemmo i due armagnac e poi io mi sdraiai di schiena, con il cazzo rivolto al soffitto.

"Vienimi sopra." — suggerii a Lisa.

Lei si portò a me, si guidò il pene sulla vulva e se lo infilò fino a sedersi voluttuosamente.

"Magnifico…" — dissi socchiudendo gli occhi.

Lisa si mosse col bacino per sollecitare il mio godimento ed io, per contro, iniziai a sbattere il bacino verso l’altro per fotterla di forza da sotto. Lei proseguì così, alternando però di tanto in tanto l’uso della passera all’uso della bocca, tanto che un po’ alla volta smisi di dare colpi di bacino verso l’alto.

Poi mi venne l’idea. Cosa sarebbe il sesso, l’erotismo, l’amore… senza un minimo di poesia, di creatività? Anche io ero tutto questo.

"Pina, per favore." — lei si avvicinò in attesa di disposizioni. — "Quando la signora toglie la fica dal mio cazzo, voglio che lo prendi in bocca tu."

Non rispose, era scontato che avrebbe obbedito.

Lisa, che aveva sentito, diede alcuni colpi di bacino per godersi il pene, quindi sollevò il culo in modo che l’altra riuscisse ad inserire la propria testa tra i due sessi. Vidi Lisa che teneva il culo in aria, mentre sentii che una caldissima bocca prendeva posto attorno al mio cazzo. Misi le mani sulle tette della mia ospite per sostenerla meglio, ma poi mi lasciai andare tra mille piaceri. Pina sapeva proprio usare la lingua con arte ed io ero proprio soddisfatto di entrambe. Dopo un po’ del resto Pina si sfilò e lasciò che fosse la vagina di Lisa a riprendere in consegna il mio cazzo.

Una sensazione di piacere che andava al di là di ogni immaginazione.

Le due dimostrarono di andare aritmicamente d’accordo dopo poche battute, ed io le lasciai lavorare così entrambe assatanate sul cazzo, il quale non sapeva ancora se poteva venire o no.

"Pina, tienilo in bocca solo tu, per favore." — ordinai quando decisi di prendere in mano la situazione.

Lisa non sapeva che cosa doveva fare, ma dopo un poco lo capì. La feci sedere con il culo nudo sulla testa o sul collo della spompinante. Sentii Pina lavorare con sempre maggiore fatica e forza, grazie al peso delle natiche flessuose di Lisa. Ora dunque era quest’ultima che stava dirigendo la gola di Pina, perché era la sua variazione di pressione dei muscoli del culo che consentiva all’altra di farsi raggiungere da me in gola, di prendere fiato, di sfilarselo e di ricominciare così. Ora il triangolo aveva raggiunto il suo apice ed io lasciai che fosse Elisabetta a decidere la mia eiaculazione nella gola di Pina. Q!usando venne Lisa, temetti per la vita della serva per via della possibile soffocazione, ma il timore venne presto fugato dai miei getti di sperma che fuoriuscivano a ripetuti fiotti. Non capivo niente e il mondo intorno a me si era fermato.

Capii che avevo smesso di venire quando le ragazze si sfilarono da me. Pina tornò in cucina e Lisa si portò al mio fianco a riposare.

Dopo una mezzoretta, Pina tornò da noi.

"Sono le 23, signore." — mi disse con adorazione. — "Che ne direste di un paio di caffè?"

"Ottima idea."

Andò a prepararli mentre io svegliavo Lisa dal suo sonno beato.

Pina tornò presto e noi due bevemmo d’un fiato i caffè. Il piacevole calore delle bevande ci temprò lo spirito e il fisico, tanto che ci accarezzammo facendo risorgere i nostri sopiti desideri.

Mi rivolsi a Pina.

"Ora inculo la mia ospite," — la informai. — "ma non appena l’avrò sodomizzata tu le leccherai la fica."

"Certo, signore."

"Mi raccomando, perché io non ti vedrò, ma devi impegnarti a fondo. Devi farla venire tu."

"Devo farla venire subito, o devo attendere un po’, signore?"

"Attendi un po’." — le risposi.

"Allora posso alternare l’uso della lingua tra il sesso della signora e i testicoli del mio padrone?"

"Cazzo! Ma certo! Ottima idea, Pina. Si vede che sei la mia serva prediletta."

Lisa si sdraiò distesa pancia sotto, ed io mi misi sopra di lei da dietro. Misi le mie gambe ai lati delle sue, quindi cercai lo spazio. Pina capì e mi diede una mano. Me lo prese e lo guidò nella fessura finché non trovai l’ano. Incominciai a penetrarla. Poi quando Lisa si rilassò spingendo con le viscere verso di me, le scivolai dentro ciurlandoglielo nel culo. Poi afferrai Lisa per le tette e mi girai attaccato a lei così, in modo da metterla pancia in su per la Pina.

Ci riuscimmo, ma poi Lisa si sedette sul mio pene per mettersi più comoda. Io rimasi lì a godermi i movimenti delle due. Pina che le infilava la lingua nel sesso per poi passarla sui miei coglioni, era un fatto che mi sollecitava in modi completamente diversi dal solito e certamente stupendi. Quando slinguazzava dentro la vagina, il retto di Lisa mi scuoteva il pene; quando slinguazzava i miei coglioni era il mio pene a scuotere il retto di Lisa.

Come le avevo spiegato prima della serata, Pina proseguì finché Lisa non venne sotto la dolce sferza della sua lingua. Quello che non avevo previsto fu il risultato. Le contrazioni dell’orgasmo di Lisa provocarono movimenti tali al mio uccello che non riuscii ad impedirmi di venire immediatamente dopo di lei. Fu un orgasmo bellissimo a due, raddolcito solo dalla lingua di Pina che continuò a massaggiarci dolcemente anche quando ci staccammo.

Pina ci lasciò quando sembrava ci fossimo addormentati. Andò in cucina a sistemare le cose. Lisa si svegliò un’ora dopo, infilò il vestito e se ne andò dopo avermi dato un bacio ed una carezza.

"Bacio amore. E’ stato meraviglioso…"

E se ne andò. Era appena passata la mezzanotte.

Pina si presentò a me con quella incredibile divisa da serva erotica.

"Il signore è stato soddisfatto del mio servizio?" — mi domandò devotamente.

"Sì, Pina. Grazie. Sei stata meravigliosa."

"Allora posso andarmene?"

"Non prima di averti dato un premio."

"E’ troppo gentile, signore."

"No, quello che è giusto è giusto." — risposi.

Mi portai a lei e le sfilai i due aghi di sicurezza dai capezzoli, gustandomi con malvagità la sensazione che sicuramente le stavo provocando. Poi slegai il grembiulino dietro e glielo tolsi del tutto. Le legai i polsi e li fissai ad una corda. Gettai la corda oltre la trave del sottotetto e la tirai finché le sue braccia non si trovarono in tensione verso l’alto. Presi delle pastoie e gliele bloccai alle caviglie per farle tenere le gambe ben divaricate.

Allora presi la frusta e la strofinai al bellissimo corpo di Pina per farle sentire la presenza della frusta. Quando le strofinai la fica lei ebbe un fremito, seguito dalla più classica pelle d’oca. Era questa la paga della serva.

Mi portai davanti a lei in modo che vedesse quando le arrivava la prima scudisciata.

"Sciaaaaaaack!"

"Ahhhhh!"

Ottimo, pensai, il suo culo si ricorderà di me… Le andai dietro a vedere il risultato. Una righina rossa le attraversava orizzontalmente la base delle natiche che ancora tremavano per il colpo e il dolore.

"Va bene così?" — chiesi a Pina palpandole il seno.

"Sì signore! Grazie signore!"

Ottimo, pensai. Le diedi allora un colpo da dietro per colpirle le tette.

"Sciaaaaaaack!"

"Ahhhhhh!"

Perfetto. Mi portai a vederle il segno sulle tette, mentre l’altra si leccava le labbra per inumidirle. La notte sarebbe stata lunga per lei.

La frustai così per un’ora, godendomi io delle sue urla e lei delle mie frustate.

Alla fine, esausto, dovetti smetterla. Sganciai la corda dal soffitto a la lasciai ricomporsi e andare via. Mi era servito molto riversare su Pina la carica emotiva che avevo raccolto per tutta la sera.

Tuttavia mi addormentai pensando solo alla mia Elisabetta e alla felicità che eravamo riusciti a darci sapendo sfruttare una qualsiasi donna inferiore e degna solo di essere sacrificata al piacere dei signori ai quali era sottoposta per status e diritto.
 
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